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Nonostante il 4 giugno di quest’anno si sia celebrato il ventesimo anniversario dalla scomparsa di uno dei più grandi personaggi partenopei, per molti la memoria si confonde col presente e Troisi non è mai stato dimenticato. 

I suoi lavori lo hanno reso famoso in Italia e all’estero, ma sono stati il suo cuore ed il suo modo di essere a renderlo un mito. I successi cinematografici da sceneggiatore, attore e regista derivano effettivamente dal suo talento artistico ma anche dai suoi tratti caratteristici, la sua spiccata napoletanità in primis. È stata, infatti, la sua verve ad accompagnarlo durante tutto il suo percorso professionale e personale, motivo per il quale l’anniversario della sua scomparsa dovrebbe essere affrontato con uno spirito diverso dalla tristezza: dovrebbe essere un momento per sorridere così come avrebbe fatto probabilmente lui per il semplice fatto che lo si celebri oggi come un personaggio famoso! Perché tutto traspariva dal suo essere tranne che il sentirsi un grande: Massimo stranamente è ricordato per la sua timidezza e quest’ultima era frutto della sua umiltà, della piena coscienza e del ricordo delle sue origini.

Ricordare Massimo Troisi non è mai semplice perché si corre il rischio di cadere in banalità o frasi ed opinioni comuni e scontate ma è sempre possibile, invece, far menzione della sua grandezza artistica senza pericolo di ripetitività. Massimo si è dedicato all’arte in maniera completa, accompagnando all’amore per la poesia, dove traeva ispirazione dal suo autore preferito Pasolini, anche quello per il mondo del cinema, del teatro e della televisione. Gli esordi sono legati agli sceneggiati teatrali con il famoso trio “La Smorfia” dove era affiancato da Lello Arena ed Enzo De Caro ma a presentarlo al grande pubblico è stata sicuramente l’esperienza cinematografica: Ricomincio da tre, Scusate il ritardo e Non ci resta che piangere sono senza dubbio il riflesso della sua innata e sorprendente vena comica. Non è stata, però, solo la commedia a caratterizzare la carriera dell’attore perché durante l’ultimo decennio artistico, Massimo ha abbracciato anche film e stili più impegnati che lo hanno visto protagonista, accanto a personaggi illustri come Marcello Mastroianni, in pellicole quali Splendor e Che ora è?

Il capolavoro che però lo ha consegnato all’albo d’oro degli interpreti cinematografici è senza ombra di dubbio il film Il Postino, film candidato a 5 premi Oscar, che costò a Massimo un enorme sforzo fisico oltre che professionale; era, infatti, stremato dai problemi di cuore che raramente esponeva in pubblico ma che lo accompagnavano fin dalla giovane età. Nonostante tutto non rinunciò a girare le scene del film che così tanto lo aveva catturato per preoccuparsi del trapianto al quale invece avrebbe dovuto sottoporsi negli Stati Uniti. Resteranno per sempre famose le sue dichiarazioni in merito: “Voglio fare questo film con il mio cuore”. A sole 12 ore dalla fine delle riprese, la scomparsa di Massimo che con molte probabilità se n’è andato inconsapevole del patrimonio che avrebbe lasciato al cinema italiano ed al pubblico che ancora oggi lo ama e lo ricorda come se in realtà non fosse mai scomparso.