Si chiama BRA (Breast Reconstruction Awareness) Day l’evento internazionale che ha avuto come obiettivo la divulgazione e l’informazione sulla ricostruzione mammaria dopo l’asportazione del tumore al seno. Su tutto il territorio italiano si sono svolte diverse manifestazioni, tutte volte alla riflessione e alla comunicazione del problema che riguarda le donne in generale, sia chi ne è stata affetta sia chi dev’essere sensibilizzata per fare prevenzione. L’ evento tenutosi a Napoli, di cui è stato responsabile il Dott. Antonello Accurso, Dirigente Medico – Chirurgia Oncologica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, è stato promosso dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, dalla Seconda Università degli Studi di Napoli e dalla Regione Campania. Al Dott. Accurso sono state rivolte alcune domande per riassumere i punti salienti dell’evento e approfondire la problematica del tumore della mammella.

Quanto è comune il tumore della mammella nelle donne in Italia e nel mondo?
Il tumore della mammella è di gran lunga la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella vita di una donna: rappresenta il 29% di tutte le diagnosi oncologiche per il sesso femminile. Il rischio di avere una diagnosi di tumore alla mammella nel corso della vita è pari a una donna ogni otto. Si stima che in Italia ogni anno siano diagnosticati oltre 47000 casi.

Quanto un intervento tempestivo può ridurre il rischio di mortalità?
Il tumore della mammella, grazie a una diagnosi in fase sempre più precoce e al miglioramento delle terapie chirurgiche e mediche, mostra livelli di sopravvivenza elevati, intorno all’85% a 5 anni dalla diagnosi. Com’è intuitivo pensare, la sopravvivenza dopo il cancro della mammella è notevolmente superiore se il tumore viene diagnosticato in fase iniziale (tumore al di sotto dei 2 cm, assenza di metastasi linfonodali e metastasi a distanza), piuttosto che localmente avanzata o con metastasi a distanza. Non bisogna poi dimenticare il carcinoma in situ, non invasivo, la cui sopravvivenza a 5 anni nelle donne trattate è del 98%. Anche quest’ultimo rappresenta una patologia da non sottovalutare e comunque da trattare in maniera corretta, dal momento che i tassi di recidiva possono arrivare fino al 30% e la recidiva è, il più delle volte, un carcinoma invasivo.

La prevenzione consigliata in cosa consiste esattamente e a quale fascia d’età è rivolta?
La prevenzione primaria consiste nel modificare alcuni comportamenti a rischio ed è rivolta alle donne di qualsiasi età: è possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi di cancro alla mammella anche soltanto seguendo una dieta corretta, povera di grassi animali e zuccheri raffinati, e praticando un moderato esercizio fisico quotidiano. C’è in più la diagnosi precoce (prevenzione secondaria), tramite i programmi di screening mammografico. Questi ultimi sono però riservati alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni con cadenza biennale. In questo modo si tengono fuori le donne di età compresa tra i 40 e i 49 anni, fascia d’età in cui l’incidenza del cancro della mammella è tutt’altro che bassa, che potrebbero quindi beneficiare dell’esame mammografico. Consigliamo dunque di sottoporsi a mammografia una volta l’anno a partire dall’età di 40 anni. Inoltre, i programmi di screening non tengono conto di problematiche particolari come la familiarità o l’ereditarietà del cancro della mammella (test genetici positivi per mutazioni BRCA1 e BRCA2): per queste donne è bene cominciare a controllarsi anche prima dei 40 anni con visita ed ecografia mammaria periodiche. È importante ricordare il ruolo sempre maggiore della risonanza magnetica mammaria che viene utilizzata nelle cosiddette “zone d’ombra” (10-15%) lasciate dalla diagnostica mammografica ed ecografica e che quindi rappresenta un’utilissima arma (per ora in seconda linea) da utilizzare per la diagnosi del cancro della mammella.

Quali possono essere i consigli utili per aiutare psicologicamente le donne che vanno incontro a questo tipo di intervento e che possono quindi vedere alterata la propria femminilità?
Nel percorso che porterà una donna alla mastectomia non dovrà mancare il dialogo con uno psico-oncologo, che saprà aiutare la paziente a confrontarsi con le modifiche del proprio aspetto corporeo, e non dovrà mancare soprattutto l’informazione corretta e condivisa circa tutte le opzioni ricostruttive che ha a propria disposizione. La donna che va incontro a mastectomia ha il diritto di confrontarsi con il proprio chirurgo che, da parte sua, ha il dovere di informarla circa tutte le possibilità ricostruttive, i vantaggi e i limiti di queste tecniche. Proprio per questo è importante che le pazienti si rivolgano soltanto a strutture qualificate e di riconosciuta fama per l’attività in campo oncologico e chirurgico, dove sia possibile ricevere indicazioni e pareri disinteressati, oggettivi ed espressione delle più recenti linee guida e raccomandazioni condivise a livello internazionale.

Come nasce il BRA Day?
Il BRA Day nasce in Canada nel 2011 a opera di Mitchell Brown, illuminato chirurgo plastico canadese per poi estendersi agli Stati Uniti l’anno successivo. Quest’anno si è allargato all’Europa, al Sud America, con la partecipazione dell’Argentina, e al Medio Oriente, con la partecipazione del Libano. Germania, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Irlanda e Italia sono i paesi europei che hanno accolto positivamente l’appello di Mitchell Brown a divulgare informazioni corrette e complete sulla ricostruzione mammaria per offrire alle donne la piena conoscenza delle tecniche di chirurgia ricostruttiva della mammella. Il BRA Day italiano nasce grazie all’impegno del Dott. Maurizio Nava, coordinatore italiano dell’evento, nonché responsabile della Scuola di Oncologia Chirurgica Ricostruttiva, fucina di molteplici iniziative per la promozione della chirurgia oncoplastica della mammella in Italia e nel Mondo. L’iniziativa ha lo scopo di informare e co-responsabilizzare le pazienti perché, se è vero che la ricostruzione mammaria viene richiesta da 9 donne su 10, è anche vero che solo il 20% delle pazienti è informato adeguatamente. Molto si è fatto per la prevenzione del cancro della mammella, molto meno per la ricostruzione post-mastectomia. L’informazione sulle possibilità ricostruttive deve essere estesa anche ai medici di medicina generale per fugare i dubbi, infondati, circa la sicurezza della ricostruzione con protesi e l’efficacia della diagnostica strumentale nel follow-up dopo ricostruzione, affinché le pazienti siano indirizzate nel migliore dei modi fin dai primi passi. E se poco si sa circa la ricostruzione con materiale protesico, ancor minore è l’informazione sulla ricostruzione con lembi autologhi, ossia tessuto proprio della donna prelevato dall’addome, dalla schiena o dai glutei.

Quanto una manifestazione come il BRA Day può essere utile per informare maggiormente le donne circa la possibilità e le tecniche della ricostruzione mammaria?
Il BRA Day rappresenta un evento utilissimo se organizzato in maniera opportuna e con il giusto risalto da parte dei mass media. A Napoli abbiamo avuto un ottimo successo, con una partecipazione da parte delle donne napoletane che è andata ben oltre le nostre aspettative, sia per le visite che abbiamo organizzato in camper attrezzati al mattino sia per il dibattito tra pazienti ed esperti del settore che abbiamo organizzato nel pomeriggio. Tutto questo con scarsa preparazione per motivi di tempo, ma nella prossima edizione contiamo di coinvolgere ancor più addetti ai lavori, di dare più ampia risonanza mediatica all’evento e ancora più spazio alle pazienti.

Prossimi appuntamenti?
Sicuramente il BRA Day 2014 in una data che sarà sempre la stessa, il 16 ottobre, e che diventerà quindi un riferimento per le donne di tutto il mondo. Siamo fiduciosi del fatto che, sulla scia del BRA Day si svilupperà una cultura dell’informazione sulla ricostruzione mammaria e che quindi quest’evento abbia avuto il merito di fungere da stimolo per una sempre più ampia divulgazione e partecipazione. Per concludere ricordiamo anche il simbolo del BRA Day, il braccialetto Cruciani creato in edizione limitata per l’evento italiano, con il richiamo alla ricostruzione mammaria. I proventi raccolti con la vendita di questo braccialetto saranno utilizzati per la ricerca e la formazione in chirurgia ricostruttiva della mammella.