Hai delle comunicazioni semplici ed importanti da fare, vuoi che le leggano in tanti nel più breve tempo possibile? Le twitti. Pensi che il concetto non sia chiaro, che bisognerebbe spiegarlo con un disegnino? Puoi pubblicarne quanti ne vuoi su Pinterest, Flickr e dovunque le immagini la facciano da padrone. Uno, due, tre account sui social network. Da aprire a seconda che tu sia uno che va di fretta, uno che ama approfondire, uno che preferisce mostrare piuttosto che dire. Ognuno necessario per raggiungere uno scopo preciso, dunque.
Ma troppi, per essere esaustivo.
E allora per semplificarti la vita magari prediligi Facebook, dove puoi velocemente aggiornare il tuo stato per comunicare qualcosa, scrivere una nota quando vuoi dilungarti, pubblicare foto e video se ti va.
Ma che tipo sei, se scegli Facebook? Per capirlo bisogna sapere in che momento ti sei avvicinato a questo social network. Perché quando Facebook era agli esordi la mission sposata dai “pochi” iscritti era quella dello slogan ufficiale “Facebook aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”. Ti iscrivevi se volevi ritrovare vecchi amici o tenerti in contatto con i nuovi, lo facevi per socializzare, per essere nel mondo. Poi il fenomeno è esploso e chiunque si è creato un account: bambini che hanno falsato l’anno di nascita, casalinghe disperate, internet dipendenti, improbabili latin lover alla ricerca di prede. E così la piattaforma si è trasformata in una pubblica piazza dove si stendono i panni sporchi e ci va soprattutto chi vuole sentirsi al centro, del mondo. Lanciando bollettini su tutto quello che fa minuto per minuto: DocciaTime, SigarettaTime, TvTime, DormitaTime. Un uso nuovo. Che ha costretto alcuni a fare una periodica pulizia di primavera per eliminare contatti molesti che inondano la bacheca di inutili e continui aggiornamenti e fatto scappare altri verso nuovi lidi. Su Twitter, specialmente. Dove in 140 caratteri devi dire tutto. Dove la tua bacheca resta pulita e c’è solo quello che tu vuoi farci finire. Dove puoi essere chiaro e veloce nelle tue comunicazioni. Ma dove se non sei famoso, se non hai già dei followers per conto tuo, non sarà così facile far leggere i tuoi cinguettii. Ecco che, dopo un periodo di adattamento, a restare su questo social network sono tre categorie di persone: coloro che vogliono sapere ogni secondo cosa fanno i personaggi famosi; quelli che sperano di farsi notare da loro; quelli che hanno il desiderio/bisogno di raggiungere la notorietà o il grande pubblico, magari per sponsorizzare un’attività. Obiettivi, questi ultimi due, da raggiungere andando a caccia notte e giorno dei migliori e più diffusihashtag, fondamentali per emergere e farsi notare.

Insomma se tu sai chi sei e cosa vuoi, sai anche quale social network va bene per te.

In teoria. In pratica invece, non c’è confine. Non ti limiti mai ad un solo social networkma li pieghi tutti alle tue esigenze, senza rinunciare a niente, perché loro ti permettono di plasmarli pur di non perderti. Non c’è reale distinzione: se per esempio Facebook ti permette di arrivare solo a contatti selezionati (quelli a cui concedil’amicizia) mentre Twitter dovrebbe consentirti di arrivare a chiunque ti cerchi, puoi in realtà rendere pubblico il tuo diario Facebook facendolo sfogliare a chiunque voglia e di contro limitare l’accesso al tuo profilo Twitter rendendolo consultabile solo sotto tua approvazione.

Poi c’è LinkedIn, un social network dove ciò che conta è la tua professione, dove sei immerso nell’ambiente lavorativo e puoi crearti contatti nuovi. Lì ci trovi anche tutti coloro che hanno da sempre disdegnato tutte le altre piattaforme con la scusa che non gli piacevano, che non gli servivano, che non avevano tempo da perdere e che invece qui inseriscono il proprio curriculum per non sentirsi fuori dal mondo e dal giro. Quasi come se tu non esistessi nel mondo reale, se non sei lì. Qui si iscrive chi ha bisogno di conferme, di mettere nero su bianco le cose. O, semplicemente, di trovare un nuovo impiego. Peccato che spesso però, non essendo allenate ai social network, queste persone si dimentichino completamente la piattaforma e non controllino mai messaggi, né aggiornamenti.

Il punto cruciale quindi non è per quale social sei fatto, ma se sei fatto per i social, se vuoi e sai condividere qualcosa con gli altri.

“Tutto il resto, è NoiaTime”