big5Sono passati cinquantuno anni dal famoso discorso del reverendo afroamericano Martin Luther King Jr: il 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, alla presenza di circa 250.000 persone e milioni di telespettatori a seguire la diretta tv, fu pronunciato il più emozionante ed incoraggiante discorso della storia americana e mondiale. Le parole di King, anche se forse non ne era realmente consapevole, erano destinate a rimanere nella memoria non solo dei presenti, del popolo americano ma anche delle generazioni future di qualsiasi razza o colore.

Al termine della Marcia per il lavoro e la libertà, il famoso pastore segnò una delle tappe fondamentali della sua instancabile “battaglia” per il raggiungimento dei diritti civili dei neri d’America; con un discorso durato 17 minuti e una frase a racchiudere il senso delle sue parole, Martin Luther King divenne per i posteri il simbolo della lotta non violenta al razzismo ed a qualsiasi forma di ingiustizia e discriminazione razziale. “I have a dream” fu la frase-messaggio più ripetuta dell’intero discorso, a sottolineare la speranza riposta da King in un futuro più giusto, un sogno nel sogno americano.

Avendo vissuto e subito in prima persona le ristrettezze riservate al popolo di colore, si batté a lungo per ottenere l’esercizio del diritto di voto, la possibilità di usufruire pari modo dei posti a sedere su autobus, in chiesa, al bar, al teatro e di ricoprire cariche istituzionali al pari dei bianchi; si batté per il diritto al lavoro e per evitare lo sfruttamento dei neri nelle piantagioni dei latifondisti americani; gran parte delle sue battaglie riuscì a vincerle e ad assistere al raggiungimento degli obiettivi che si era prefissato. Anche le battaglie che, però, non poté combattere fino in fondo, hanno portato col tempo a delle vittorie che mantengono la sua firma. Dopo la sua morte, infatti, i suoi sostenitori hanno continuato nella loro lotta pacifica e hanno conquistato l’uguaglianza civile che King auspicava.

Cosa ha reso “I have a dream” l’eccellenza dell’espressione in quello che oggi verrebbe definito “public speaking”? Non si può non concordare sul fatto che il primo fattore di successo è la convinzione nelle proprie idee; chi più di King poteva reclamare per il suo popolo quegli stessi diritti che a lui erano stati negati? E quali parole più di quelle che inneggiano all’uguaglianza e all’amor di patria possono risultare più coinvolgenti? Non è un caso che buona parte dei sostenitori del reverendo non fossero di colore!

Il richiamo agli ideali americani e ai diritti essenziali furono i principali fattori di stimolo e di riflessione che fecero sì che “semplici frasi” si trasformassero in quello che è ricordato da tutti come il “discorso”:

 

E quindi lasciate risuonare la libertà dalle cime dei prodigiosi monti del New Hampshire. Lasciate risuonare la libertà dalle poderose montagne di New York. Lasciate risuonare la libertà dalle altitudini degli Alleghenies della Pennsylvania. Lasciate risuonare la libertà dalle rocce coperte di neve del Colorado. Lasciate risuonare la libertà dalle coste tortuose della California. Ma non solo. Lasciate risuonare la libertà dalla Montagna di Pietra della Georgia. Lasciate risuonare la libertà dalla montagna Lookout del Tennessee.

Lasciate risuonare la libertà da ogni collina e montagna del Mississippi, da ogni lato della montagna lasciate risuonare la libertà.
E quando questo accadrà, e quando lasceremo risuonare la libertà, quando la lasceremo risuonare da ogni villaggio e da ogni casale, da ogni stato e da ogni città, saremo capaci di anticipare il giorno in cui tutti i figli di Dio, uomo Negro e uomo Bianco, Ebreo e Cristiano, Protestante e Cattolico, potremo unire le nostre mani a cantare le parole del vecchio spiritual Negro: Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo finalmente liberi.