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Il linguaggio rappresenta la funzione speciale dell’organismo umano. Esso rappresenta un mezzo, flessibile e sofisticato, con cui l’organismo si mette in relazione con il mondo sociale. L’uomo, infatti, costituisce un sistema in continua interazione con l’esterno, dal quale ottiene dati di ingresso e sul quale agisce trasmettendo dati in uscita. Il termine “linguaggio” è utilizzato in merito a relazioni di tipo sociale: cioè relazioni fra individui. Tuttavia, gli individui di una stessa specie (o anche di specie differenti) possono interagire a vari livelli, senza necessariamente usare ciò che noi chiamiamo “linguaggio”.

Pensiamo alle emozioni, attraverso le quali possiamo non solo affrontare la realtà secondo strategie comportamentali rapide ed efficaci, ma anche trasmettere alle persone con le quali stiamo interagendo importanti informazioni sul nostro stato interno, sulle nostre motivazioni, sule nostre intenzioni (a volte anche sulla nostra personalità), regolando così l’interazione sociale. Del resto si parla spesso di “linguaggio delle emozioni”, come anche d’altre forme di linguaggio (dei segni, dei colori, dei fiori e così via). Tuttavia il linguaggio è qualcosa di estremamente specifico e deve essere definito in modo specifico.

In particolare, possiede le seguenti proprietà:

  • si compone di un set definito e numericamente finito di simboli di base;
  • possiede un set definito e numericamente finito di regole di combinazione delle unità di base per produrre unità complesse (dotate di significato);
  • è costituito da un set definito e numericamente finito di regole di combinazione di unità complesse;
  • a partire dal set di base e dalle regole di combinazione è possibile produrre un numero illimitato di unità complesse dotate di significato (parole e frasi).

linguaggio-comunicare_300x300Un qualsiasi sistema che possiede queste proprietà può essere defi nito “linguaggio”. Ogni specifi ca lingua possiede almeno le proprietà sopra descritte, a cui vanno aggiunte le regole di pronuncia (che in un ipotetico linguaggio esclusivamente scritto, ovviamente, non esisterebbero). A partire da questa defi nizione, è immediatamente chiaro che il sistema delle emozioni non costituisce un linguaggio. Lo stesso vale per il linguaggio dei colori e così via.

Un discorso a parte merita il linguaggio dei segni, utilizzato dalle persone con deficit acustici per comunicare: esso possiede tutte le proprietà necessarie per essere definito tale e si declina concretamente in una serie di lingue codificate e una varietà di dialetti locali, proprio come avviene per le lingue parlate. Inoltre, da un punto di vista neuro-funzionale, il linguaggio dei segni possiede caratteristiche molto simili a quelle del linguaggio verbale. Tuttavia, il linguaggio dei segni presenta delle forti caratteristiche analogiche che, in linea di principio, non caratterizzano il linguaggio verbale astratto. La produzione del linguaggio richiede un alto grado di pianificazione, in quanto è necessario stabilire in anticipo cosa si vuol dire, tenendo il fine comunicativo sempre attivo. Questo processo implica un alto livello di concentrazione, con uno sforzo non indifferente. Quando il livello di coscienza si abbassa, si abbassano le capacità attentive, il piano comunicativo può essere perso e si può continuare a comunicare senza il vincolo del legame parola articolata contesto comunicativo (o piano). Ciò è tipico della comunicazione delirante, dove la rottura, o l’indebolimento, del legame fra le parole e il contesto determina la produzione di frasi sconnesse e prive di significato contestuale. Lo stesso può accadere nelle fasi di dormiveglia.

L’uomo nasce con la capacità specifica di riconoscere alcuni suoni particolari fra quelli presenti nell’ambiente. Questi suoni sono i fonemi, le unità base del linguaggio parlato. Un fonema è un precetto significativo per il bambino in virtù di una proprietà innata, intrinseca del sistema di comprensione del linguaggio. Tuttavia, l’apprendimento del linguaggio è strettamente contestualizzato, dipende cioè dall’effettiva esperienza che se ne fa. Se non c’è esperienza linguistica, il linguaggio non si sviluppa. Nella maggior parte dei casi, si sviluppa invece la capacità di comprendere e produrre una certa lingua. Questa lingua è caratterizzata da un insieme di fonemi, che saranno quelli di cui si fa effettiva esperienza il bambino. Gli altri fonemi perdono il proprio statuto privilegiato e così diventa difficile comprendere e produrli. Per esempio i giapponesi non distinguono i fonemi delle lettere L e R e di conseguenza anche imparando l’italiano (con tutte le sue regole grammaticali e di pronuncia) riesce loro difficile pronunciare parole contenenti la R, che spesso è pronunciata come una L.

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