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E sia. Scriverò questa volta io per te. Non sarà la stessa cosa e nemmeno mi avvicinerò a quello che scrivevi tu per me e per tutti noi, ma ho voglia di provare a farlo e ci metterò il cuore.
Sarebbe banale parlare di te al passato o con dolore perché non riesco a pensarla così dopo i primi momenti di abbandono e con la tua voce nella testa e le espressioni stralunate, in un mondo dove eri capace di farmi perdere o ritrovare, dipende dai punti di vista.

Ecco, racconterò degli episodi, lasciando agli altri parole di circostanza, di elevazione del personaggio o altro, io scriverò come viene e quello che penso quando mi vieni in mente.
Il nostro primo contatto è stato telefonico, in una data che ricordo bene. La sera dell’11 giugno del 1997 ebbi il coraggio di chiamarti esordendo che mi ero permesso di farlo per una buona causa, il matrimonio di mia sorella Rosalba, tua fan da sempre, per regalarle la tua voce e farle gli auguri per la sua nuova vita. Non esitasti e lo facesti ed io sono diventato l’eroe di mia sorella ed al suo matrimonio lei raccontava solo di te. Anche in quell’occasione usasti parole che sono rimaste dentro quando mia sorella impazzita dalla gioia si chiedeva del perché non avesse registrato quella chiamata e tu le dicesti dolcemente: “sai è qualcosa che rimarrà per sempre tra te e me”. A distanza di anni, raccontandoti quell’episodio mi dicesti: “se me lo hai chiesto come me lo racconti sono sicuro di averla chiamata”.

Ecco ci siamo conosciuti così e da allora sono passati molti anni. Ma stavolta grazie a mia sorella ti ho incontrato io tramite il responsabile del fan club, Leonardo. Con lui è stato subito feeling che ha trasmesso anche a te, tanto da volermi incontrare per parlare di una serie di idee che piano piano stavano facendosi strada.
Ricordo la tua faccia quando mi dicevi: “ma perché devo avere un profilo Facebook? Mica li conosco tutti come faccio a chiamarli amici?”. Piano piano ha assorbito il senso delle mie parole perché i tuoi pensieri erano su note più alte quelle dell’arte… io mi limitavo a fare il mio lavoro ma con grande passione per una persona diventata amica.
La sorpresa fu una telefonata in cui mi dicevi che riparlandone con il buon Leo mi davi ragione e che anzi nel tempo diventavi più esigente. Ricordo quando volevi superare i 100.000 “mi piace”: Pino li hai superati da tanto visto quanto le persone hanno ammirato il tuo modo di essere e sono convinto che aumenteranno ancora perché Mango è sempre e per sempre Mango.
E quando venimmo a casa quella volta in cui ci conoscemmo? Io da buon napoletano parlavo di Napoli ma tu eri più napoletano di me.
Iniziammo con una discussione il nostro primo incontro e poi da una breve chiacchierata per impostare il nuovo sito web, siamo rimasti per oltre 4 ore, mentre dovevi finire le registrazioni de “La terra degli aquiloni”. Fu in quell’occasione che ci siamo aperti alle nostre anime per farle dialogare e le nostre parole erano solo un tramite per farle volare nell’aria… Mi offristi una cosa che dicevi di offrire solo alle persone care: lo cherry fatto da te. E quando mi chiedesti: “sai come si fa lo cherry?” Ascoltai e confermai che era davvero buonissimo… Ne vorrei un bicchiere proprio ora mentre scrivo, Pino, seduti l’uno di fronte all’altro, nei nostri rispettivi posti di quel pomeriggio.
Poche, troppo poche, le volte in cui ho avuto la fortuna di incrociarti.
Ieri sistemando i miei cd guardavo “L’amore è invisibile” e pensavo ai provini che mi facesti sentire a casa dove chiudevamo gli occhi e dopo commentavamo insieme. Ecco, con te potevo esprimermi e credo che tu mi abbia fatto il complimento all’anima tra i più belli mai ricevuti.
Con la mia moleskine nera ti parlavo dei miei pensieri, appunti di un uomo semplice, parole che se lette da altri mi avrebbero dipinto come un viaggiatore sempre in cammino che ha visitato mondi e città e che attraverso la capacità di “sentire” le persone intorno, immaginava storie e vite.
Usasti poche parole dicendomi: “sai perché scrivi così? Perché sei un artista e la tua anima vede quello che non tutti sanno vedere”. Ecco penso che il mio ego avesse riempito la stanza in quel momento. Un artista che mi chiama artista: pensa che non ci credo ancora!
Pino ti ho vissuto poco e comunque sarebbe stato sempre troppo poco per l’energia che eri capace di darmi e di scambiare con me.
Ma quello che porto dentro e custodisco gelosamente con me sono quelle canzoni che nessuno ascolterà mai e che hai concesso solo a pochi di ascoltare. Sei una persona speciale, sì, lo sei, non “lo eri”, perché non finisce qui Pino lo sai…
Ecco ci ho messo anche io il cuore, quel cuore che tu hai messo sempre fino a quando ha potuto farlo e fino a quando lui lo ha voluto fare…