Quella di Juliana è una storia di un’infanzia di grande sofferenza vissuta all’interno di un culto religioso, i Bambini di Dio, fondato da David Berg nel 1968 in California, poi diffuso in tutto il resto mondo.
Una vita in un culto i cui membri predicavano la sessualità libera che coinvolgeva anche i minori, vittime di abusi fin da piccolissimi, in un mondo lontano da quello che noi conosciamo.
La storia di Juliana è terrificante, fatta di perversione e di maltrattamenti, ma è anche il racconto di un viaggio emotivo che l’ha portata a lottare per la libertà.
È lei a raccontarci della sua esperienza nei Centri di Addestramento, il luogo dove i bambini venivano mandati per essere condizionarti e renderli così dei “perfetti” membri del culto. “All’età di sei anni” racconta Juliana, “sono stata mandata in uno dei Centro di Addestramento. Nei centri non c’era istruzione, veniva insegnato solo ciò che era indicato dal culto. La mia vita e quella degli altri ragazzi che si trovavano nella mia stessa condizione erano come quelle di un regime militare. Si andava dovunque marciando, venivamo puniti fortemente se si metteva in discussione il loro insegnamento o se si voleva una vita diversa. Un forte condizionamento, un lavaggio del cervello e un indottrinamento che non davano nessuna possibilità di scelta. Sono stata portata via dai miei genitori quando avevo solo tre anni. Avevamo un documento e chi aveva il pezzo di carta era in sostanza il tutore, ero insomma di loro proprietà”.

Figlia di un padre accecato dalla devozione per la setta e dalla totale fiducia nelle profezie del leader, Juliana vive la sua infanzia e la sua adolescenza in diverse comunità appartenenti all’organizzazione, separata dalle sorelle oltre che dai propri genitori. “Mio padre” aggiunge, “lavorava per il culto e ogni qualvolta il leader della setta notava che lui si stava legando in particolar modo a qualcuna di queste donne, lo allontanava perché non voleva che mio padre avesse dei contatti personali con i membri della sua famiglia”.
Sola in un mondo di prigionia dell’anima comincia, dapprima in segreto e poi sempre più apertamente, a interrogarsi sulla filosofia perversa e pedofila che la teneva prigioniera. “Il mio desiderio di fuggire da quella condizione è maturata all’età di 14 anni, ero molto piccola e avevo capito che esisteva un mondo al di fuori del culto e che quello che ci dicevano gli adulti non corrispondeva alla verità. Ho notato delle forti divergenze tra ciò che loro dicevano e ciò che invece facevano, c’erano delle incongruenze e ho potuto assistere agli abusi che loro hanno inflitto sui ragazzi della mia generazione. Da molto giovane ho cercato una liberazione e, quando dissi loro che volevo lasciare il culto, mi hanno mandato in un Centro di Addestramento molto duro per essere ancora più indottrinata. Così crescendo ho imparato a sopprimere il mio desiderio di ribellarmi e di fare domande”.
Juliana in quella condizione ha vissuto per 23 lunghi anni, soffrendo le peggiori forme di abuso lontano dalla concezione cristiana dell’amore e del perdono. “Uno dei motivi per cui sono rimasta nel gruppo dei Bambini di Dio per tutto questo tempo” spiega, “era per stare con i miei fratelli e proteggerli. Poi capii che avrei potuto aiutarli dal mondo esterno. Quando decisi di abbandonare la setta mi trovavo in Africa, in Uganda.
Lì conducevo una doppia vita: durante il giorno vivevo nella comune e mi occupavo dei bambini, mentre la sera uscivo perché avevo degli amici nel mondo esterno e avevo cominciato a creami dei contatti e una vita all’esterno. Fu quando mia sorella si suicidò e, a una settimana di distanza, fece lo stesso anche il figlio del leader del culto, che decisi di andarmene per lottare contro gli abusi che vedevo all’interno del gruppo e cercare di cambiare la vita ai miei fratelli”. Una fuga che Juliana realizza il 3 giugno del 2004 e che nel 2010 la porta a pubblicare insieme alle due sorelle, Kristina e Celeste un libro. “Una volta fuori dalla setta, ho pensato di scrivere un libro per denunciare cosa succedeva nel gruppo, tutto quello che hanno fatto a un’intera generazione di bambini. Con questo libro, è stato possibile incoraggiare gli altri a parlare, fino a quando la pressione mediatica ha obbligato la setta a disgregarsi”.

Il libro, divenuto best seller in diversi Paesi con oltre 500000 copie vendute, esce ora anche in Italia con il titolo Essere Innocenti, edito da Menthalia. Verrà presentato il prossimo 17 maggio 2013 a Napoli, città dove adesso Juliana vive in occasione di un evento che si terrà presso la libreria Libri e Professioni in via Santa Brigida. “La nostra speranza è che, attraverso il racconto delle nostre storie, possiate sentire le voci di quei bambini che la setta ha provato a zittire” conclude Juliana.

Oggi Juliana è una donna serena e, insieme alla sorella Celeste, attivista della Safe Passage Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa della tutela dei diritti dei minori e, in particolare, di quelli nati e cresciuti in ambienti estremisti, isolati e sette religiose: “Aiutiamo i ragazzi a rientrare nella società, li assistiamo psicologicamente, economicamente e diamo loro la possibilità di studiare. Sono ragazzi che hanno sofferto, subìto dei traumi ed è giusto che venga data loro una seconda possibilità”.