“Non è la mera fotografia che mi
interessa. Quel che voglio è catturare
quel minuto, parte della realtà”.
Henri Cartier-Bresson

La fotografia per due dei fotografi francesi più famosi, Bresson e Doisneau, era la cattura dell’attimo. Per Doisneau in particolare era una battaglia ingaggiata contro lo scorrere del tempo: fare foto era un modo per ripetere l’istante infinite volte.
Sebbene siano stati diversi gli studi precedenti sulla luce, alcuni dei quali effettuati già a partire dai Greci, la storia della fotografia inizia ufficialmente nell’800, infatti è soltanto con la creazione dei supporti fotografici di questo secolo che si concretizza la possibilità di imprimere le immagini reali su un foglio. In un secolo in cui avevano fatto scuola di immagine gli Impressionisti e il geniale Van Gogh, arriva a rivoluzionare il campo dell’immagine anche questa novità. I primi scatti furono realizzati al chiuso: i fotografi iniziarono a lavorare negli atelier simili a quelli dei pittori accademici per poi trasferirsi en plein air e dare origine alle cosiddette istantanee.
Così come nella sua originaria funzione, anche oggi fare una foto rimane senza dubbio il modo prediletto per imprimere un ricordo su un supporto, ormai neanche più cartaceo ma digitale; tuttavia non è da tralasciare il ruolo comunicativo che questa pratica ha assunto con l’avvento dei social network.
Avvantaggiati sia dallo sviluppo di macchine fotografiche che di cellulari sempre più sofisticati, ecco tutti pronti con le proprie “armi” a divulgare i personalissimi scatti, casuali e non, prima su Facebook, poi su specifiche piattaforme create per condividere immagini: Instagram, Pinterest, Flickr e chi più ne ha più ne metta. La novità, ormai neanche più tale poiché ci si è abituati già da alcuni anni alla nascita di questi siti, è la specifica creazione di social network in cui non è più la parola a dominare ma l’immagine. Gli scatti sostituiscono le frasi, “parlano” di luoghi visitati, di persone note o sconosciute, di oggetti comprati o ricevuti in regalo, in poche parole di tutti i momenti della propria vita.
La condivisione funziona perché rapida, perciò si scatta la foto e si pubblica in tempo reale. Soltanto pochi secondi sono dedicati alla modifica: ora color seppia, ora più brillante, ora filtrando i colori appena un po’ per renderla di un bianco e nero posticcio. Ecco dunque che sui social network imperano le foto… e le modifiche alle foto!
E dopo queste attente e rapide manovre, adoperabili con il proprio cellulare e le più svariate app, si può finalmente pubblicare il prodotto.
Per chi non resiste alla tentazione di scrivere una didascalia alla propria foto da gennaio 2014 sarà disponibile in italiano un’app dell’azienda Movigo dal nome Micropost+ che metterà a disposizione diversi caratteri per personalizzare il più possibile l’immagine. L’app è facile e rapida: scatti una foto, ci scrivi dentro un breve testo, la geolocalizzi, la condividi.
Non finisce però qui il “momento fotografia”, la seconda e più attesa fase è il plauso del pubblico. Per molte persone non è una buona foto se non si ha almeno una certa soglia di “Mi piace”, così si attende la notifica che, con un pollice alzato, un cuore o qualunque altro simbolo venga creato, avvisa che la foto è stata vista e apprezzata. In attesa di Micropost+ e di nuove app simili, ci si lascia trasportare dalla nuova moda social tenendo gli occhi ben aperti casomai tra tanti fotografi improvvisati ci possa essere un Bresson o Doisneau del nostro tempo.