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Una vita da Star

Kate Bush, donna e artista di notevole spessore, è conosciuta a livello mondiale per la splendida carriera musicale costruita fin dalla giovanissima età. Scoperta dall’amico e collega David Gilmour, storica voce e puro talento polistrumentista dei Pink Floyd, la Bush si è affacciata sulla scena musicale nel 1978, poco più che ventenne, con la canzone destinata a diventare una delle sue più famose hit: Wuthering Heights. Fin dagli esordi sono risultati chiari lo stile colto ed eclettico e la voce sopranile dell’artista, alla quale è stata riconosciuta l’innata capacità di unire influenze musicali diverse, con l’effetto di influenzare la musica di molti altri artisti, da Tori Amos a Björk, da Sinéad O’Connor ai The Cure.

Il talento artistico di Kate non si è esaurito nel canto, piuttosto si è allargato, fondendosi, ai suoi studi di danza, mimo e all’amore per il pianoforte, iniziato a suonare all’età di soli 5 anni. Non è stata solo la musica classica, però, a caratterizzare i suoi brani che, invece, risultano un mix perfetto di rock, folk e suoni etnici; il tutto, combinato all’uso soave della voce, ha prodotto un suono che molti descrivono come “surreale”.
La presenza di Kate nel panorama musicale e sui palchi è sempre stata discontinua; se da un lato è vero che le sue canzoni non sono mai uscite dalle classifiche britanniche e internazionali, dall’altro la riservatezza dell’artista si è fatta spesso sentire, rendendo sporadiche, dunque uniche e memorabili, le sue apparizioni pubbliche. A fronte di una carriera pluridecennale costellata di successi, è solo uno il tour della Bush e risale al 1979, anno a partire dal quale le esibizioni live sono diventate occasionali, portando i fan e i critici a vociferare spesso sulle diverse ipotesi che l’avrebbero man mano allontanata dai palchi mondiali. La più accreditata sembra da ritrovare “semplicemente” nella professionalità dell’artista che, raffinata com’è nella sua espressione musicale, ha sempre preferito presentare i suoi lavori perfettamente ultimati, cosa che diventava in qualche modo inconciliabile con il concetto di live on stage.

La grandezza di Kate si è espressa, inoltre, nelle ricche collaborazioni delle quali è stata protagonista al fianco di celebri nomi quali Peter Gabriel e Roy Harper, che hanno preso parte alla produzione di alcuni album con la cantante, Jeff Beck, Ian Bairnson e John Williams, chitarristi di fama mondiale, e artisti quali Elton John, Prince, Midge Ure oltre al già citato David Gilmour.

Dopo brani di successo mondiale come Babooshka, Running Up That Hill, The Man With The Child In His Eyes, Wow e Don’t Give Up, tutti usciti tra gli anni ’70 e ’80, poco prima dell’inizio del nuovo millennio Kate ha deciso di ritirarsi dalla scena mondiale ma, proprio come l’acqua che sgorga da una sorgente, si è dimostrata inarrestabile l’attrazione dell’artista nei confronti della musica, ragion per cui, dopo anni di assenza, nel 2004 ha annunciato con una lettera ai suoi fan il ritorno con un album per l’anno successivo. Inutile dire che il successo era prevedibile e che il lavoro è stato accolto positivamente dalla critica. Il vero ritorno di Kate si è realizzato, però, quest’anno con lo show Before The Dawn, una serie di 22 concerti-evento all’Eventim Apollo di Londra, che l’hanno consacrata regina indiscussa della musica mondiale.

Diversi sono anche i “record” che accompagnano la carriera della Bush. Per rendere l’idea ne citiamo alcuni: è stata la prima artista femminile ad aver raggiunto, con l’album Never for Ever, la prima posizione della classifica inglese ed è inoltre l’unica ad aver avuto almeno un album in top 5 in cinque decadi consecutive; il 31 agosto 2014 Kate Bush è diventata la prima artista solista femminile ad avere otto album nelle classifiche britanniche, due dei quali nei primi dieci posti (The Whole Story e Hounds of Love) e altri sei nei primi quaranta (50 Words for Snow, The Kick Inside, The Sensual World, The Dreaming, Never for Ever e Lionheart).

Curiositá

Il 10 aprile 2013 Kate Bush ha ricevuto dalla regina Elisabetta II del Regno Unito, presso il Castello di Windsor, il titolo di Commander of the British Empire, Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico “per i servizi alla musica”.

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Kate Bush “on stage” 35 anni dopo

Trentacinque lunghi anni lontano dal palco non hanno scalfito la fama e l’affetto dei fan nei confronti di Kate Bush. La poliedrica artista britannica ha battuto una serie di primati con la sua nuova performance live Before the dawn, ventidue date nel tempio della musica londinese all’Hammersmith Odeon, oggi Eventim Apollo, tra il ventisei agosto e il primo ottobre. La lunga lontananza dai concerti e le sporadiche apparizioni degli ultimi anni hanno sicuramente contribuito ad alimentare la forte attesa dei fan di tutto il mondo. In soli quindici minuti è stata venduta al botteghino la cifra record di 77.000 biglietti. Il concept alla base dello spettacolo rappresenta quasi un viaggio esperenziale attraverso le varie fasi della carriera della cantante. Non un semplice concerto, ma una rappresentazione artistica complessa, che ha visto la partecipazione di molti professionisti del teatro e dello spettacolo.

Una performance multimediale con danzatori, attori, illusionisti e marionette. Tra le diverse collaborazioni spicca la partecipazione di David Mitchell, famoso romanziere che ha curato i testi, e di Adrian Noble, ex direttore artistico della Royal Shakespeare Company. Durante lo spettacolo per la prima volta si è esibito, insieme con la madre, il figlio di Kate: Albert McIntosh, impegnato sia come corista e attore, sia nel ruolo di consulente creativo.

La scaletta, divisa in tre parti “Introduction”, “The Ninth Wave”e ”A Sky of Honey”, comprende la maggior parte dei brani degli album “Hounds of Love” e “Aereal”, due canzoni di “Red Shoes” e una canzone da “50 Words per Snow”. Spicca agli occhi più attenti, l’assenza di alcuni classici del suo repertorio, in particolare di brani tratti dall’album “The Sensual World” e di hit come Wuthering Heights. Ancora una volta, l’imprevedibilità e l’estro che da sempre caratterizzano la Bush riemergono anche nella scelta delle canzoni da proporre al pubblico.

Per questo suo nuovo show Kate ha voluto lanciare una richiesta ai suoi fan, vivere al meglio, in maniera naturale gli spettacoli, non utilizzando dispositivi elettronici come tablet o smartphone.
Chiunque fosse stato scettico di fronte a questa richiesta si è dovuto ricredere, assistendo a uno spettacolo fantastico e visionario, che ha tracciato un filo immaginario fra l’artista e il pubblico, come se questi lunghi trentacinque anni non fossero mai trascorsi.

Scaletta

Introduction

  • Lily
  • Hounds of Love
  • Joanni
  • Top of the City
  • Running Up That Hill (A Deal with God)
  • King of the Mountain

The Ninth Wave

  • Video Interlude – And Dream of Sheep
  • Under Ice
  • Waking the Witch
  • Watching You Without Me
  • Little Light (performed by backing vocalists)
  • Jig of Life
  • Hello Earth
  • The Morning Fog

A Sky of Honey

  • Prelude
  • Prologue
  • An Architect’s Dream
  • The Painter’s Link
  • Sunset
  • Aerial Tal
  • Somewhere in Between
  • Tawny Moon (Albert McIntosh)
  • Nocturn
  • Aerial

Bis

  • Among Angels
  • Cloudbusting

La performance è incentrata su una band con i seguenti musicisti:

Kate Bush – voce (più occasionali pianoforte / tastiere); David Rhodes – chitarra; FridrikKarlsson – chitarra, bouzouki, charango; John Giblin – basso, contrabbasso; Jon Carin – tastiere, chitarra, voce, programmazione; Kevin McAlea – tastiere, fisarmonica, uilleann pipes; Omar Hakim – drums; Mino Cinelu – percussioni

Hanno preso parte allo spettacolo i seguenti attori:

Albert McIntosh – coro, pittore; Jo Servi – coro; Witchfinder (cacciatore di streghe); Bob Harms – coro, papà; Sandra Marvin – coro; Jacqui DuBois – coro; Ben Thompson – Signore delle Onde, Tesoro; Stuart Angell – Signore delle Onde, apprendista del pittore; Christian Jenner – Spirit Blackbird (spirito dell’uccello nero); Sean Myatt, Richard Booth, Emily Cooper, Lane Paul Stewart, Charlotte Williams – attori di supporto.

 

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Inside the show

Quello dell’artista britannica allo Hammersmith Odeon più che un semplice concerto è stato uno show a pieno titolo, curato fin nei minimi particolari, in pieno stile Kate Bush, con delle vere e proprie “chicche” che lo hanno reso ancor di più unico.

Partendo dal biglietto, è da sottolineare come questo fosse acquistabile solo on line registrando i propri dati in modo da renderlo nominativo. È incredibile pensare che alcuni siti, a seguito della registrazione da parte dell’utente, gli garantissero di avvisarlo nel momento in cui fosse stato dato il via alla vendita dei biglietti. Forse, però, c’era già chi aveva giustamente intuito che i posti sarebbero andati letteralmente a ruba.
Oltre a ciò, non può passare inosservato che durante il concerto il pubblico è stato ricoperto da una pioggia di bigliettini che presto sono diventati dei veri e propri cimeli; i più fortunati che sono riusciti, anche per pura curiosità, a raccoglierne qualcuno hanno già iniziato a rivenderli sul web, ben consapevoli del loro “valore”.

Questi bigliettini riportano alcune righe che sono state adattate dall’epigrafe dell’autore de “Il Signore degli Anelli”, J.R.R. Tolkien, per la KT Fellowship, ad opera dell’amico e collega di Kate: Brian Cloughly.

Album

  1. The Kick Inside (1978, #3)
  2. Lionheart (1978, #6)
  3. Never for Ever (1980, #1)
  4. The Dreaming (1982, #3)
  5. Hounds of Love (1985, #1)
  6. The Sensual World (1989, #2)
  7. The Red Shoes (1993, #4)
  8. Aerial (novembre 2005, #2)
  9. Director’s Cut (maggio 2011, #2)
  10. 50 Words for Snow (novembre 2011, #5)

 

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biglietto

Il ritratto di Kate Bush

I locali della Snap Galleries hanno ospitato, in contemporanea con le date londinesi del tour, la mostra “Kate Bush: fotografie di Gered Mankowitz e Guido Harari”. L’esposizione ha raccolto tutto il meglio degli archivi fotografici dei due artisti, con una selezione di scatti già noti o inediti, risalenti agli anni tra il 1982 e 1993, in vendita per tutta la durata della mostra a prezzi promozionali.

I due fotografi hanno lavorato nell’ultimo periodo a due diversi progetti editoriali che hanno visto la luce in simultanea con il ritorno sulle scene mondiali della grande artista: “Kate Bush – Fotografie di Guido Harari”, disponibile soltanto nel corso della mostra londinese, con copie firmate dall’autore; “Kate Bush: Portraits by Gered Mankowitz”, con introduzione dello stesso fotografo che ha ritratto Kate Bush nel biennio 1978/79, con una serie d’immagini utilizzate per LP e singoli.

 

Gered Mankowitz

Fotografo inglese, ha focalizzato tutta la sua carriera nell’ambito della fotografia musicale. Ha collaborato con tantissimi artisti di fama internazionale tra cui The Rolling Stones, Jimi Hendrix, Kate Bush, Duran Duran. Molte delle sue fotografie sono diventate le copertine degli album di maggior successo per questi artisti. Il suo talento è stato scoperto in giovanissima età dal fotografo olandese Tom Blau che vide alcune foto scattate da Gered durante una gita scolastica. Ha raggiunto la celebrità grazie alla collaborazione con i The Rolling Stones, con cui partì in tour per due anni. Ha vissuto per gran parte della sua carriera nella city londinese, nel suo North London Studio, lavorando principalmente nel settore della pubblicità e contribuendo a importanti pubblicazioni. Ancora oggi lavora nel mondo della musica, pubblicando foto sui maggiori quotidiani e riviste di genere. I suoi lavori sono esposti e venduti nelle gallerie di tutto il mondo.

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Guido Harari

Fotografo e giornalista musicale, inizia la sua carriera negli anni settanta collaborando con riviste quali Ciao 2001, Giovani, Gong e Rockstar. Considerato fra i precursori nell’unire l’arte fotografica alla musica, vanta nel corso di una carriera decennale, collaborazioni con artisti di fama nazionale e internazionale, tra cui: Claudio Baglioni, Kate Bush, Pino Daniele, Bob Dylan, Ligabue, Mia Martini, Paul McCartney, Gianna Nannini, Michael Nyman, Luciano Pavarotti, Lou Reed, Vasco Rossi, Simple Minds. Per anni è stato uno dei fotografi personali di Fabrizio De Andrè. Per il cantautore genovese, Harari ha realizzato tre fortunati volumi: “E poi, il futuro”, “Una goccia di splendore” e “Evaporati in una nuvola rock” con Franz Di Cioccio, senza dimenticare la copertina del disco “In concerto”, tratto dalla leggendaria tournée dell’artista genovese con la PFM n el 1979. È, inoltre, uno dei curatori della grande mostra dedicata a De André da Palazzo Ducale, a Genova. Negli ultimi anni si è dedicato anima e corpo alla realizzazione, della prima galleria fotografica in Italia interamente dedicata alla musica: la Wall Of Sound Gallery, inaugurata nel 2011 ad Alba, dove risiede.

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