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Andare all’Università per i dipendenti di Starbucks sta diventando facile come bere un caffè…
L’azienda presente in quasi 60 paesi, nata grazie a un’intuizione di Howard Schultz che, dopo un viaggio in Italia, decise di portare in America la caffetteria italiana, punta sulla formazione.
Starbucks ha deciso di investire 250 milioni di dollari nell’Università dell’Arizona, facendo studiare i dipendenti interessati a iscriversi all’Università.
Quest’idea davvero fantastica permetterà a tutti i dipendenti, indipendentemente dalla loro età o anzianità di servizio, di seguire l’Università.
Lo spirito che ha animato l’azienda nell’avvio di questa sorprendente iniziativa è semplice: dei dipendenti soddisfatti sono più produttivi e fidelizzati!
Soddisfare in primis i propri dipendenti, soprattutto in un’azienda in cui è fondamentale il customer-facing, è un aspetto fondamentale da non sottovalutare, anzi.
Howard Schulz, CEO di Starbucks, ha dichiarato “tutti meritano l’opportunità di realizzare il sogno americano. La triste realtà è che troppi Americani non possono più permettersi un titolo universitario, in particolare giovani provenienti da famiglie svantaggiate, e altri lo ottengono solo facendo debiti enormi. Fornendo ai nostri dipendenti l’accesso a quattro anni di copertura totale dei costi di istruzione, daremo loro un importante strumento per creare opportunità a lungo termine. Siamo una nazione più forte quando tutti possono permettersi di incamminarsi verso il successo”. Lo Starbucks College Achievement Plan verrà offerto a 140.000 impiegati full-time e part-time che non abbiano già un titolo universitario. Coprirà 4 anni di istruzione universitaria, ovvero la frequenza di corsi online che rientrano tra i 50 dell’Arizona State University (ASU), per un ammontare di circa 15.000 dollari all’anno per ogni studente.
L’accordo tra l’azienda e l’Università prevede che la ASU paghi il 42% del costo, mentre Starbucks copra il restante 58%.
L’obiettivo è di 25.000 laureati entro il 2025. Il programma era già attivo dall’estate del 2014, ma si trattava solo del progetto pilota a cui avevano aderito 1.000 dipendenti che appartenevano a livelli medio-alti della gerarchia aziendale.
Ora, invece, il programma sarà aperto a tutti i dipendenti.
Dietro la trovata di Starbucks naturalmente si possono individuare diverse motivazioni: detassazione, pubblicità, impegno sociale, volontà di creare una nuovo genere di impiegati, ma aldilà di tutto è innegabile che si tratta di una best practice interessante che speriamo si diffonda!