Photo: JD Lasica

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Fra i vari trend, protagonisti di questo inizio di settembre, #TwitterStaMorendo non è passato inosservato. Un trend sul quale il web ha ironizzato ma dietro al quale si celano tutte le difficoltà che da diversi mesi Twitter affronta, con il numero medio di persone attive in continua diminuzione ma soprattutto con la difficile situazione a Wall Street che costringerà il prossimo Ceo Jack Dorsey (nella foto) a scelte importanti. Dorsey, fondatore del celebre social network nel 2006, attualmente ricopre il ruolo di Ceo ad interim dopo aver rimpiazzato, nel mese di giugno, Dick Costolo a seguito proprio del trend negativo in borsa del titolo che ha non poco scontentato gli azionisti, crede fortemente di poter risollevare le sorti di Twitter al punto di acquistare oltre 31mila azioni per un valore di circa 875mila dollari.

Una delle soluzioni ai problemi che attanagliano Twitter potrebbe celarsi dietro lo studio fatto dalla società di ricerca DB5 che, in collaborazione con l’API, ha intervistato 3.713 utenti di Twitter ed altri 1.000 utenti iscritti anche ad altri social media – 469 dei quali non avevano neanche un account Twitter. Dai risultati è emerso che l’86% degli intervistati dice di utilizzare Twitter per la consultazione di notizie, con il 74% di questi che effettua un controllo quotidiano. Tre quarti degli utenti di Twitter seguono direttamente giornalisti, writer e blogger. Il 94% degli utenti Twitter, ottiene le notizie direttamente dalla timeline e solo il 34% di questi si preoccupa di avere conferma della notizia anche su altri canali.

Se la fruizione, consultazione e condivisione di notizie rappresenta sicuramente uno degli aspetti cruciale per la “sopravvivenza” di Twitter, non è da trascurare l’impatto della televisione ed in particolare la facilità di commentare live un evento, una manifestazione o un programma che da sempre rappresentano uno dei punti di forza più limpidi, grazie all’immediatezza fornita dagli hashtag che, invece, stentano a decollare su social network come Facebook. Secondo uno studio di Brandwatch, che ha monitorato circa 40 canali televisivi un Uk e negli USA, è emerso che sono state oltre 4 milioni e mezzo le conversazioni scambiate nei soli mesi di giugno e luglio. Il dato interessante è che la quasi totalità di queste conversazioni (99%) non sia arrivate in risposta agli input arrivati dai profili ufficiali dei programmi in questioni, i quali sembrano avere rilevanza solo nel fornire gli hashtag ufficiali.

Insomma, sembra proprio che il futuro di uno dei social più influenti della storia del Web 2.0 passi proprio dal supporto dei tradizionali strumenti di comunicazione… Chiamasi, ironia!

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